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“Luttazzi è un evasore!” Falso. Ecco perché.

Nutro da sempre profonda stima per la Guardia di Finanza e la raccomando vivamente a chiunque: perciò considero quello delle Fiamme Gialle di Fiumicino un malaugurato abbaglio. Mi accusano infatti di aver compiuto un’elusione fiscale nel 2012 tramite la mia società. Ma sono arrivati alla denuncia penale conteggiando come “non pagate” tasse che la mia società aveva già pagato nel 2007! Alla vivace e comprensibile protesta del mio ottimo commercialista, il luogotenente che ha condotto l’indagine ha alzato le mani dicendo: “Ah, ma noi i conti del 2007 non li abbiamo controllati.” Testuali parole. E così mi ritrovo coinvolto in un processo penale che non sarebbe dovuto neppure cominciare.

Perché ho fondato la mia società

Non ho fondato la mia società per creare “una scatola vuota con cui eludere le tasse”, come deducono le Fiamme Gialle di Fiumicino, ma perché obbligato dalla legge in materia di spettacolo. Infatti un monologhista può esibirsi in teatro solo se in possesso di un certificato di agibilità, che l’Enpals concede alle società, non al singolo monologhista.

La mia società non era affatto “una scatola vuota”: aveva una sede, dove lavorava una professionista con una ventennale esperienza nel settore della distribuzione, dell’organizzazione e della promozione teatrale. Per sette anni, questa società ha curato l’organizzazione e la promozione dei miei tour teatrali e tutta la contrattualistica relativa ai miei impegni di lavoro. Non fossero bastate le disposizioni di legge in materia di spettacolo, a cui mi sono attenuto, e le rendicontazioni puntuali dell’attività, sarebbe stato facile accertare che la mia società non era “una scatola vuota”, ma una realtà viva, operante e per me indispensabile: era sufficiente chiedere a uno qualunque dei cento teatri in cui ho lavorato negli ultimi sette anni. Ma le Fiamme Gialle di Fiumicino non hanno verificato, dando per scontato che la mia società fosse una scatola vuota, come vuole un deprecabile luogo comune sulle società create da attori.

Né la mia società ha eluso le tasse: sia perché, ripeto, le somme che mi vengono contestate furono pagate nel 2007 (cioè cinque anni prima di percepire i pagamenti: le società infatti vanno per competenza, non per cassa), sia perché la mia società non ha mai ripartito gli utili. Dov’è quindi l’elusione fiscale? Non c’è.

Cosa ho imparato da questa vicenda

Non appena un artista costituisce una società di servizi come la legge richiede, da quel momento può essere accusato automaticamente di elusione fiscale (“abuso del diritto”) in base all’assioma che la si è costituita per beneficiare di una tassazione agevolata. In questo modo, con superficialità, viene attuato un vero e proprio abuso dell’abuso di diritto che offende la tua dignità di cittadino rispettoso delle leggi.

Mi difenderò nel processo, come ho sempre fatto, a differenza di un noto statista che poi è finito ai servizi sociali, ma continua a reggere le sorti di questo divertente Paese.

A certi professionisti del mondo dell’informazione e OSINT

Da un fatidico marzo 2001, in cui si scatenò il putiferio dopo una mia celebre intervista, vengo periodicamente molestato dai media con il pretesto di reati che non ho commesso. Il metodo è sempre lo stesso: si impasta una mezza verità con una buona dose di malizia al fine di ottenere il torrone morbido di un titolo che mi dia del disonesto, ben sapendo, dato che si tratta di professionisti, che una mezza verità fa molto più danno di una bugia intera (“Luttazzi plagiatore!” “Luttazzi evasore!”).

So che continuerete finché campo, non ve ne voglio: i tipi come me irritano, e a ciascuno il suo mestiere; ma se usate l’argomento del “moralista che fa la morale agli altri e poi lui invece è un disonesto” mi spaventate. Io non sono né un disonesto, né un moralista. Il mio riferimento è Lenny Bruce, che diceva: “Sono corrotto come il cardinal Spellman, ma è lui che vuol fare il cardinale”. Non vedo l’ora di tornare in tv per mostrare il tatuaggio porno che ho sul petto.

Pax Domini sit semper vobiscum.
Et in ore stultorum.

Dipartimento figli di buonadonna (1)

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Da sempre, i figli di buonadonna della censura organizzata cercano di tappare la bocca alla satira con argomenti pretestuosi. Scrivono che la tua non è satira, ma volgarità e insulto, e i loro articoli vengono inevitabilmente esibiti come “prova” dal Potente che ti querela  per “diffamazione”. Mi difendo con lo stratagemma di Lenny Bruce: il riuso in altro contesto di materiali della tradizione satirica. Lo spiego nel mio blog dal 2005. Privati dei soliti arnesi, nel 2010 si sono vendicati del mio monologo a Raiperunanotte cianciando di vecchi “plagi”, un’accusa dilettantesca (calchi intenzionali e citazioni, infatti, non sono “plagi”) che gli è esplosa in mano: per sostenerla, i figli di buonadonna sono stati costretti a considerare satira quella che in passato avevano bollato come volgarità e insulto. Lo stratagemma di Lenny Bruce è uno stanacoglioni formidabile.

Qualche giorno fa, rieccoli. Nell’ennesimo pezzo contro la satira, Il Giornale di Berlusconi scrive: “Daniele Luttazzi usò un’ironia più cerebrale (battuta non copiata da comici americani, in quel raro caso): -È l’alone di feci che viene lasciato sul lenzuolo dopo un rapporto anale, detto il Giulianone.-” Purtroppo per loro, la battuta sul “giulianone” riprende un gioco ideato nel 2003 dal columnist USA Dan Savage. Come attacco contro il senatore di destra Rick Santorum, Savage invitò i lettori della sua rubrica sul Village Voice a ideare una definizione per il neologismo “santorum”. Un lettore propose “that frothy mixture of lube and fecal matter that is sometimes the byproduct of anal sex”. Grazie a me, la traduzione italiana di “santorum” è “giulianone”. Santorum è satira, giulianone è satira, quella del Giornale è censura. Come volevasi dimostrare.

La tecnica dei figli di buonadonna è sempre quella di estrapolare frasi dal contesto, in modo che il senso delle espressioni (la loro funzione) venga distorto ad hoc. Qui il primo contesto è lo stratagemma di Lenny Bruce (il Giornale non ne parla, in modo da darmi del “plagiario”). Il secondo contesto è il mio libro Bollito misto con mostarda, dove potete trovare centinaia di battute contro personaggi pubblici di ogni schieramento politico (il Giornale non ne parla, in modo da darmi del “fazioso”). Il terzo contesto è il paragrafo da cui il mio giulianone è estratto (il Giornale non ne parla, in modo da censurare l’argomentazione satirica che li riguarda). Il quarto contesto è la celeberrima campagna di Dan Savage contro Rick Santorum, cui la mia citazione allude (il Giornale non ne parla, in modo da considerare “insulto” quella battuta: il pretesto classico). Trascrivo qui sotto la parte conclusiva dell’epilogo di Bollito misto. Buon divertimento!

Da Bollito misto con mostarda (2005):

Certi figuri venuti a galla in questa seconda repubblica non dovranno essere dimenticati, quando tutto sarà finito. C’è tutta una nomenklatura. C’è l’ADB (amico di Berlusconi). L’AADB (amico di un amico di Berlusconi). L’AADBMPNLV (amico di un amico di Berlusconi, ma è un po’ che non lo vede). L’AECBMNLC (alle elementari con Berlusconi, ma non lo conosce). Il GAADTR (grande amico anche di Tony Renis). L’UVSAA (una volta è stato ad Arcore). Il VCEF (vicino di casa di Emilio Fede).

E poi ci sono gli eletti di Xanadu. Elio Vito: quando lo guardi negli occhi, ti accorgi che al volante non c’è nessuno. Schifani: tutto quello che mi serve è una cerbottana e un dardo avvelenato.  Bondi: ogni volta che Berlusconi è all’estero, Bondi lo aspetta pazientemente al cancello di Arcore come un jack russel rimasto solo. Paolo Guzzanti: è sordo. Ma non quando ascolta. Quando parla. Per cui dice delle gran stronzate. Mario Giordano: è uno che ha difficoltà con le porte girevoli. Maurizio Belpietro: l’ennesimo grave reato commesso da Berlusconi viene prescritto grazie alle attenuanti, il direttore del Giornale riassume lo schifo col titolo: Mani pulite. E voi che pensavate di fare un lavoro umiliante!

Il modo più semplice ed efficace per ricordarli, secondo me,  sarà quello di associare il loro nome a un atto sessuale. Un atto sessuale che non abbia già un nome preciso, come il pompino o il 69.  Meglio qualcosa di bizzarro, così ce li ricordiamo meglio. Presempio:

leccare l’ano = un eliovito;

scoreggiare in faccia a chi ti lecca l’ano= uno schifani;

clistere pre-penetrazione anale= un bondi;

avere un orgasmo in seguito a penetrazione anale= un gianniletta;

la miscela schiumosa di gelatina e materia fecale che sporca le lenzuola dopo il sesso anale= un giulianone, in onore di Giuliano Ferrara.

-Com’è andata ieri?-

   -Ci siamo divertiti con un lunghissimo eliovito, poi le ho fatto un bondi, lei ha avuto cinque gianniletta, ma mi ha fatto uno schifani e alla fine c’era del giulianone dappertutto. -

    Il potere di Berlusconi?  Regala miliardi agli amici. E quando uno ti regala miliardi, fai molta fatica a non diventare la sua troia.

Caso “Decameron”: La7 ha perso la causa contro di me

Caso “Decameron”: La7 ha perso la causa contro di me.

La sentenza: 1. La7 chiuse Decameron in modo arbitrario e illegittimo. 2. La battuta su Giuliano Ferrara non fu insulto, ma satira. 3. La battuta su Giuliano Ferrara non fu plagio.

Il giudice ha condannato La7 a un pagamento che, fra penali e mancati versamenti, ammonta a 1 milione e 200 mila euro lordi, più interessi e spese legali.

Il tribunale di Roma ha tutelato il diritto di fare satira sancito dalla Costituzione.

Ringrazio i miei bravissimi avvocati, Roberto Minutillo Turtur e Andrea Parlatore.

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