Chi si offende per la satira religiosa fa il gioco dei terroristi

di danieleluttazzi

Schermata 2015-01-12 a 11.34.01

Micromega ha inviato un questionario a circa sessanta rappresentanti del mondo del giornalismo, della letteratura, della musica, della filosofia, del cinema, della chiesa, della giurisprudenza “perché affrontare ora gli interrogativi legati alle concrete manifestazioni della libertà di espressione diventa di un’urgenza improcrastinabile: su questa tema il terrorismo contro Charlie Hebdo segna probabilmente una svolta d’epoca, e le reazioni variegate e contraddittorie del mondo democratico lo sottolineano” (Paolo Flores d’Arcais). L’iniziativa vuole essere di approfondimento e di solidarietà. Queste le mia risposte.

(1) La scritta “je suis Charlie” è comparsa in moltissime sedi di giornali in tutto il mondo, oltre che nelle dichiarazioni di personalità di governo, anche qui di tutto il mondo. Ma quanti di coloro che fanno proprio lo slogan sono davvero disposti a prendere sul serio il diritto alla irresponsabilità, che Charlie Hebdo teorizza orgogliosamente nel suo stesso sottotitolo, e dunque il diritto alla bestemmia di ogni fede religiosa e di ogni sentimento non religioso ma ritenuto “sacro”? Quanto c’è di retorica e strumentalismo nel dire “je suis Charlie” e poi non trarne le conseguenze pratiche sul piano del diritto e dell’etica?

Se qualcuno crede che esistano esseri invisibili, non può pretendere di offendersi quando questi esseri invisibili (e chi ci crede) sono presi in giro dalla satira. “La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere” (Lenny Bruce). Il credente è colui che ha più bisogno della satira: da solo, fatica a rendersi conto di avere un grosso problema di contatto con il reale. Purtroppo, le religioni sono un formidabile strumento di controllo biopolitico. Di qui l’ipocrisia, che è l’essenza del potere. L’ambito della satira è il biopolitico: politica, religione, sesso, morte. Per questo la satira è laica ed è contro il potere.

(2) Numerosi giornali NON hanno ripubblicato le vignette su Maometto, e molti del resto non le avevano pubblicate, come non avevano pubblicato quelle, perfino più numerose, contro la religione cristiana (Charlie non ha risparmiato neppure l’ebraismo). Negli Usa è questo addirittura l’atteggiamento della maggior parte dei media. Il giornale danese all’origine delle vignette su Maometto questa volta ha deciso di “non offendere” la sensibilità dei credenti. Il Financial Times ha praticamente scritto che con i loro eccessi se l’erano cercata. Non è già in atto da tempo una auto-censura che, finito il cordoglio unanime (in apparenza) per i morti di rue Nicolas Appert 10, subirà un’accelerata esponenziale? Non sta vincendo di nuovo la sindrome “non vale la pena morire per Danzica”?

La sensibilità dei credenti è sopravvalutata come lo sarebbe la sensibilità dei fan di Star Trek, se pretendessero che il culto di Star Trek fosse qualcosa di sacro. Uno Stato di diritto deve difendere i cittadini dagli esaltati d’ogni risma. La religione è un alibi assurdo per qualunque tipo di atto compiuto in suo nome. La religione è merce di ciarlatani.

(3) Il noto storico e saggista di Oxford Timoty Garton Ash ha lanciato l’idea di una giornata coordinata in cui tutte le testate d’Europa pubblichino una selezione delle vignette più significative di Charlie Hebdo (offensive di tutte le religioni). Pensi che il giornale che dirigi, cui collabori, che regolarmente leggi, dovrebbe aderire?

Certamente. Chi si offende per la satira religiosa ha un problema, e la sua pretesa di essere rispettato perché crede in un essere invisibile e nei suoi profeti è anacronistica e ridicola. Le religioni non hanno più senso, nel 21° secolo. Vanno accolte nel discorso per ciò che sono: una stramberia, retaggio di epoche in cui la religione suppliva la scienza nell’interpretazione dei fenomeni naturali.

(4) I difensori della libertà di stampa “con juicio” sostengono che la libertà di critica è assoluta e intangibile ma non deve essere confusa con il diritto all’insulto. Ma CHI può decidere la linea di confine tra critica (la più radicale, visto che si tratterebbe di un diritto assoluto) e offesa? Per chi vive in modo intenso una fede, assai facilmente suona offesa ai propri sentimenti e alla fede stessa ciò che al critico di essa suona solo critica. Charlie Hebdo pubblicò una vignetta con un “trenino” sodomitico tra Dio Padre, Gesù Cristo e lo Spirito Santo, certamente offensivo per molti credenti cristiani, ma forse la più straordinaria sintesi critica dell’assurdità del dogma trinitario. Del resto l’ateo viene “amorevolmente” descritto da ogni pulpito come persona esistenzialmente “menomata” (questo è il giudizio più gentile, ovviamente) poiché priva della dimensione del trascendente, giudizio già in sé altamente offensivo.

C’è chi proibirebbe la satira sulla religione perché i sentimenti religiosi vanno rispettati. Ma che la fede religiosa sia qualcosa da rispettare lo sostengono i credenti. Un credente, finché non dimostra che l’essere invisibile in cui crede esiste, non ha alcun diritto di fare l’offeso se qualcun altro lo prende in giro. Non c’è nulla di “sacro” nella religione. Altri, di solito i tromboni, si appellano al buon gusto. Ma la satira non ha niente a che fare col buon gusto. Come ricorda Mel Brooks, la satira se non è eccessiva non fa ridere. Molti, infine, eviterebbero la satira religiosa per non fomentare l’odio. Ma l’irriverenza satirica non è odio: è solo irriverenza. Chi finge di dimenticarlo non è che un censore.

(5) Se il limite lo stabilisce la politica vuol dire che sarà mutevole come le mutevoli maggioranze di governo, e variabile tra paese e paese diacronicamente e sincronicamente. Ma questo vuol dire che la libertà di espressione non è un principio fondativo, e dunque non deve essere scritto nelle Costituzioni, che salvaguardano e garantiscono alcuni diritti sottraendoli alle mutevoli vicende del consenso elettorale. La coerenza non esigerebbe semmai l’opposto, che vengano abrogati definitivamente articoli contraddittori con questo principio, che configurano come persistente il reato di vilipendio nei confronti di Persone Dottrine Istituzioni e Cariche, poiché ciò che per Tizio è vilipendio per Caio è critica?

Non c’è alcun limite da porre perché l’offesa è creata dal credente. E’ un’altra delle sue invenzioni, come l’essere invisibile. Le leggi non devono tutelare l’assurdo. Sappiamo, però, perché lo fanno. Biopolitica.

(6) La scelta di coerenza rispetto alla libertà di critica anche se per qualcuno offensiva, oppure la rinuncia al principio della libertà di critica come consustanziale alle libertà democratiche (con le antinomie per la democrazia che ne conseguono), oggi è resa indilazionabile dalla svolta d’epoca della strage del Charlie Hebdo, ma in realtà è sul tappeto da oltre un quarto di secolo, certamente dalla fatwa del 1989 di Khomeini contro Rushdie. All’epoca su MicroMega fu scritto: “l’Occidente si piega”, citando e stigmatizzando le “dichiarazioni curiali” di Andreotti sugli studenti islamici in Italia che impongono con la violenza che Versi satanici non sia esposto nelle vetrine, “è accaduto a Napoli, Padova, Reggio Emilia”, o l’Osservatore Romano secondo cui “il romanzo è risultato offensivo per milioni di credenti. La loro coscienza religiosa e la loro sensibilità offesa esigono il nostro rispetto. Lo stesso attaccamento alla nostra fede ci chiede di deplorare quanto di irriverente e di blasfemo è contenuto nel libro”, o Monsignor Rossano, rettore della Pontificia università lateranense, secondo cui “quando si toccano Gesù, la Madonna, non si toccano fatti personali, non si può fare quello che si vuole … viviamo in mezzo a cattolici, ebrei, musulmani, indù … non si può irridere, non si può offendere la sensibilità religiosa”, fino a Hans Küng per il quale “non ci si può richiamare semplicemente alla libertà religiosa … Bisogna prevedere reazioni corrispondenti, quando si attacca una persona che per centinaia di milioni di uomini e donne è tuttora viva e per così dire, quella più in alto sotto Dio” (MicroMega 2/89 pp 20-21). Sarebbe stato necessario farlo allora, non è improcrastinabile oggi porre fine a queste intollerabili pretese censorie?

Se non dimostri che l’essere invisibile in cui credi esiste, non puoi esigere “rispetto” del tuo “sentimento religioso”. Perché un’assurdità dovrebbe essere rispettata? Un’assurdità non è sacra: è ridicola, o tragica.

(7) Si sostiene da più parti che se è possibile criticare/insultare il Profeta e Allah (ma anche Dio padre, Figlio, Spirito Santo, Madonna, ecc.) allora deve essere possibile insultare anche gli ebrei in quanto ebrei. La posizione di MicroMega è sempre stata che criticare/insultare simboli/valori di una fede è un diritto di opinione, insultare delle persone in quanto appartenenti a una etnia in quanto etnia è razzismo. Inoltre: anche il diritto a offendere valori religiosi non può divenire diritto a considerare tutti gli appartenenti a una religione corresponsabili di atteggiamenti di altri correligionari (legittima è però la richiesta di chiedere la dissociazione da atti/dichiarazioni di autorità della rispettiva religione, altrimenti se ne diventa partecipi). Vi sembrano distinzioni sufficienti e condivisibili?

E’ la posizione laica, l’unica accettabile nel mondo moderno.

(8) Negli Usa, dove la maggior parte dei media (e praticamente tutta la politica) nega il diritto a criticare/offendere le religioni, è invece costituzionale espressione di libertà di pensiero qualsiasi opinione fascista, nazista, razzista (Ku Klux Klan compreso) fino a che non passa alla messa in pratica. L’Europa democratica ha imboccato la strada opposta, l’apologia di fascismo e razzismo è sanzionata per legge, e ora che tutti i capi di governo europeo sfilano a Parigi sotto la scritta “je suis Charlie” se ne deduce che ogni limitazione al diritto di critica/offesa delle religioni si intenda abrogato. MicroMega ha sempre sostenuto questa duplice posizione. La ritieni condivisibile? Ancora difendibile? Da rivedere radicalmente dopo quanto successo?

Fascismo, nazismo e razzismo sono idee violente e sono già state giudicate dalla Storia. L’idea violenta non può essere ammessa nel discorso democratico; e chi dà spazio all’idea violenta in nome della libertà democratica sbaglia, perché l’idea violenta, quando va al potere, cancella la democrazia. La satira esprime un’opinione. L’unica idea che anche in democrazia non può essere ammessa è quella violenta (Cfr. Mentana a Elm Street ). Lo sberleffo anti-religioso è libertario. Educa al pensiero critico, non dogmatico.

(9) Le religioni non sono tutte eguali, si dice, il cristianesimo accetta la laicità, l’islam no. In realtà il cristianesimo è stato costretto a venire a patti con la laicità, obtorto collo, e ancora non l’accetta pienamente. Il fondamentalismo alberga nel suo seno in dosi infinitamente minori di quello islamico, questo è certo. Troppo facilmente si dimentica, però, che sono stati cristiani militanti quelli che hanno assassinato negli Usa medici e infermieri che rispettavano la volontà di abortire di alcune donne. Donne, medici, infermiere che Wojtyla e Ratzinger hanno bollato più volte come responsabili del “genocidio del nostro tempo”, nazisti postmoderni, insomma. Le democrazie hanno il diritto di esigere da tutte le religioni la “interiorizzazione” della laicità? Cioè: che le religioni chiedano pure ai fedeli di osservare i precetti per la salvezza eterna ma rispettino rigorosamente il diritto al peccato (aborto, eutanasia, blasfemia, omosessualità …) di tutti gli altri e mai pretendano che lo Stato faccia di un precetto religioso una legge?

Ovvio. E i capi religiosi hanno il compito urgente di traghettare i loro fedeli nel 21° secolo. Un capo religioso, se fosse onesto, dovrebbe dire ai suoi fedeli: “Sapete una cosa? Sull’aldilà nessuno ne sa niente. Siete liberi di pensarla come volete.” E poi abrogare la propria religione. Tutte le religioni sono pura fantasia. YHWH, per esempio, è un’espressione dell’immaginario ebraico, come Superman e Spiderman. Ma i fan di Spiderman non pretendono che il loro beniamino esista davvero. Se, invece, addirittura considerassero il loro culto una religione, in questo caso lo spernacchio sarebbe non solo auspicabile, ma necessario. Per il loro stesso bene.

(10) Se si rinuncia anche di un pollice al diritto alla critica/offesa delle fedi religiose (diritto, non dovere: le vignette di Charlie possono benissimo non piacere ed essere criticate, ma il diritto alla loro pubblicazione deve essere difeso assolutamente), non si concede già la vittoria al terrorismo? In tal modo non si obbedisce alle loro richieste per “servitù volontaria”, senza che debbano più usare violenza, basta la minaccia e relativa paura, e non è questo che si propone chi utilizza il terrore? Le tentazioni a imboccare questa strada non sono sempre più frequenti e pericolose?

Il terrorismo cancella la democrazia impedendo il sano scontro fra idee diverse, che ne sono il sale. Chi si offende per la satira religiosa fa il gioco dei terroristi.