Letterman ha abdicato

di danieleluttazzi

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Quando un format tv si impone, diventa un genere. Oggi, il talk-show all’americana è quel genere televisivo in cui un conduttore, di solito un comico, dopo un monologo di battute sui fatti del giorno, intervista due o tre celebrità, fra sketch e rubriche divertenti, per poi chiudere il programma con l’esibizione di un ospite musicale.

Ideato da Steve Allen nel 1954, il talk-show notturno si è evoluto negli anni, grazie alle idiosincrasie e alle abilità dei conduttori che, più o meno innovativi rispetto alla sensibilità umoristica del proprio tempo, ne hanno fatto la storia. La loro lista è lunga, ma oggi abbiamo la fortuna di poterci agevolmente documentare su internet per fare paragoni. Vediamo così che non tutto è ugualmente significativo: per questo le differenze diventano rilevanti.

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Elvis Presley e Steve Allen

   Lo stile di David Letterman è stato il più influente: tutti i campioni di oggi, da Conan O’Brien a Stephen Colbert, gli devono qualcosa, soprattutto in quella particolare varietà della voce ironica che consiste nella continua oscillazione fra assurdità e cinismo. L’archeologia culturale disotterra, fra i tanti rimossi, le parodie surreali della rivista Mad, che ispirarono i primi conduttori del Tonight Show (Steve Allen, Ernie Kovacs e Jack Paar); la sick-comedy di Lenny Bruce, che insieme con la satira di Mort Sahl creò la stand-up comedy moderna; lo humor nero della rivista National Lampoon, che informò gli esordi del Saturday Night Live; e la storia americana, nel cui discorso tutte queste produzioni comiche sono integrate: boom economico degli anni ’50, guerra del Vietnam, crisi dei missili sovietici a Cuba, assassinio dei Kennedy e di Martin Luther King, conquista della luna, Watergate, crisi economica con Carter.
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Ernie Kovacs

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Jack Paar

   Letterman si impone all’immaginario collettivo durante il neo-boom della voodoo economy reaganiana, di cui interpreta alla perfezione, in una peculiare eterogenesi dei fini, la strafottenza sociale: alieno, per carattere e formazione, alla satira politica, e più incline allo sfottò cazzaro, Letterman sta solo parodiando lo show monumentale di Johnny Carson, all’interno di alcuni limiti stabiliti da Carson stesso, che gli produce il programma (divieto di invitare ospiti famosi, divieto di fare battute sui fatti della giornata, divieto di imitare certe rubriche del suo show, divieto di usare una “spalla” come il suo Ed McMahon).

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Ed McMahon e Johnny Carson

   Grazie a uno staff di giovani autori, ricchi di idee fresche e guidati da Merrill Markoe (all’epoca sua fidanzata), da Steve O’Donnell e da Rob Burnett, nascono, quasi giocoforza, i segmenti di maggior successo del Late Night (Top Ten List, Stupid Pet Tricks, Stupid Human Tricks), gli skits che lo rendono celebre (l’immersione con un vestito di Alka-Seltzer, l’adesione al muro di Velcro, la telecamera sulla schiena di uno scimpanzè, gli oggetti fracassati con uno schiacciasassi o gettati dal tetto di un edificio di cinque piani) e la scelta di intervistare personaggi bizzarri, maestranze e stagisti dello show, negozianti del vicinato, parenti stretti, semplici passanti. In dieci stagioni (1982-1993), Letterman svecchia definitivamente il genere, diventando il punto di riferimento per tutti i broadcasters suoi coetanei, e per quelli delle due generazioni seguenti.

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David Letterman e Merrill Markoe

   Il passaggio alla CBS porta alla sua consacrazione come “classico”: è il presidente emerito dell’umorismo tv USA, prende il posto di Johnny Carson nell’inconscio collettivo americano. Contribuendo all’identità del brand CBS in modo considerevole, viene iperpagato: 31 milioni di dollari all’anno per un’audience di 3 milioni e 200 mila spettatori. Il rivale NBC Jay Leno, la cui audience è di 3 milioni e 700 mila, guadagna 20 milioni annui.

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Barack Obama e Jay Leno

   Con la maturità, umana e artistica, accelerata da alcune vicende personali (quintuplo by-pass coronarico; confessione pubblica, in seguito a ricatto, di aver fatto sesso con alcune assistenti dello show; nascita del primogenito), la sfacciataggine menefreghista e caustica del primo Letterman a poco a poco scompare, per lasciare il posto alla professionalità affidabile del secondo Letterman, il portavoce dei valori liberal di una nazione. In questo ruolo, sosterrà in modo ineccepibile e sentito il primo, difficilissimo monologo in un varietà tv statunitense post-11 settembre.
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Tom Hanks e Conan O’Brien

   L‘avvento di internet, affermando le dinamiche dei social network, e l’ideologia conformista dei “mi piace”, contribuisce, oltre che all’indifferenziazione del politico, al mutamento dei gusti comici dello spettatore, e l’intrattenimento televisivo cerca di recuperare le posizioni perdute. Il mestiere del conduttore di talk-show notturno sta quindi cambiando sotto i nostri occhi. Nella sua irrilevanza sostanziale, Jimmy Fallon (3 milioni e 800 mila spettatori, salario annuo 12 milioni di dollari) è un estremista del disimpegno, parte di quella task-force televisiva che ha il compito disperato di intercettare le nuove generazioni (18-35 anni) catturate dalle apps di Zuckerberg e soci. Il nuovo gioco è “permettere una più utile e divertente esperienza personale” (così Zuckerberg, dopo la strategica acquisizione di Oculus). Come può la vecchia tv competere contro piattaforme che assicurano, per dirla con Brendan Iribe, co-fondatore di Oculus, di farti “provare l’impossibile”? L’immersione non la batti con l’arte ineffabile dell’intrattenimento: declassa perfino i clickbaits a surrogati preistorici. Ricorderemo YouPorn come adesso ricordiamo Le Ore. E pazienza se l’effetto politico di tutte queste novità nirvaniche è la distrazione dalle contraddizioni sociali imposte alla collettività dalle moderne oligarchie tecnocratiche: le vittime di oggi accettano di buon grado lo scambio. Molti di loro, del resto, già lavorano gratis cinque ore al giorno per Facebook, senza accorgersene.
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Jimmy Fallon

    Non che Letterman sia mai stato un rivoluzionario; ma l’ironia, pur caratteriale, implicava comunque un atteggiamento critico, suggeriva interrogativi sull’esistente, segnalava una presa di distanza; dichiarare al New York Times di non aver niente da scrivere su Twitter (risposta che, insieme con una bella battuta, Repubblica ha tagliato) ne è un piccolo, recente esempio. Non è più aria. Lo spazio tv disponibile a tarda notte è ormai designato a un content virale composto da listicles e da stupid human tricks privati di cinismo, attrito, punto di vista. “Devi sapere quando diavolo è ora di uscire di scena”, disse Carson, commentando il proprio ritiro. Non potè fare a meno di aggiungere, nel monologo dell’anti-vigilia: “Mi sento come l’ultima aragosta nella vasca, e il cameriere si sta arrotolando la manica”. 20 maggio 2015: Letterman, a 68 anni, ha abdicato.
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