Perché quella di Grillo non sarà più satira

di danieleluttazzi

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La notizia che nel 2016 Grillo tornerà in tour con un nuovo monologo è stata commentata dalla stampa italiana con i non-argomenti che di solito riserva alle note di colore, o agli sfottò; ma l’evento è molto più interessante di quanto possa sembrare a chi, della materia, è digiuno. Infatti, quella che Grillo porterà sul palco non sarà più satira.

La satira nasce politica con Aristofane: esprime un punto di vista. Un punto di vista è sempre opinabile, ma non per questo pregiudiziale: lo diventa, però, se il comico fa attività partitica. Dal momento in cui il comico decide di compiere questo passo, la sua satira diventa, inevitabilmente, propaganda.

Il comico che fa propaganda ne ricava vento in poppa: è la lusinga del potere. E prima che gli influencer del PD mi strumentalizzino per l’ennesima volta (non mi illudo, lo faranno comunque), aggiungo questo: il problema riguarda tutti i satirici che pubblicano su giornali di partito; e quelli che, in periodo elettorale, invitano un segretario di partito in un loro programma tv per fargli da spalla comica; e quelli che salgono su palchi identitari senza fare satira sull’identità ospite. Satira e comicità sono forme particolari di argomentazione del verosimile. Sono tecniche di persuasione, ma l’effetto a cui devono persuadere è la risata, non il voto. Altrimenti non è più arte: è propaganda.

Grillo, animale da palcoscenico, fiuta il pericolo, e così titola la nuova impresa “Grillo contro Grillo”, come se questo bastasse a farlo tornare vergine. Purtroppo, con la scelta di fare attività partitica, Grillo ha ceduto alla lusinga del potere, che è nemico della satira; e questa decisione, benché ottima per il marketing, ha cambiato la natura della sua comicità per sempre. Grillo adesso vorrebbe tornare quello di prima, dice che si fa da parte. Troppo tardi. Ed è falso: ha forse rinunciato alla proprietà del marchio Movimento 5 Stelle? Ci rinunci, dunque, e potremo giudicare fino a che punto è credibile la sua satira contro Casaleggio, Fico, Di Battista e Di Maio (ooops!).

E adesso, sui criteri di selezione della classe dirigente di un partito, lascio la parola a Paolo Cirino Pomicino.

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Aggiornamento (27 maggio 2016):

Rolling Stone ha intervistato Grillo. A un certo punto la giornalista mi tira in ballo, ma la solita confusione fra politicopartitico impedisce a Grillo di analizzare correttamente quello che sta facendo, e alla giornalista di replicare con competenza.

Sulla distinzione fra politico e partitico i giornalisti italiani, per vari motivi, hanno serie difficoltà. Repetita juvant: la satira è sempre politica, ma non è più satira quando diventa propaganda partitica. La differenza è che la satira è arte, e lascia l’uditorio libero di decidere sul da farsi, mentre la propaganda partitica è marketing del potere, e ti dice per chi votare. Se fondi un partito, sei encomiabile: ma da quel momento non riuscirai più a fare satira. Non perché lo dico io, ma perché satira e propaganda partitica sono inconciliabili. Chiusi il blog nel 2006 perché vedevo la deriva del pubblico che cercava nel satirico un leader senza macchia. Mi fermai per non favorire un circuito perverso di cui vedevo tutti i pericoli. Invitai anche Grillo a chiudere il suo blog, ma non lo fece: abbiamo capito perché. (Non mi legge.)

Chi fa satira dovrebbe sperperare il più possibile il capitale simbolico accumulato, invece di utilizzarlo.

Ora passiamo al setaccio.

RS:   Un suo collega, Daniele Luttazzi, ha scritto dei suoi nuovi spettacoli che per lei è impossibile tornare a fare il comico perché finché ci sarà il Movimento i suoi spettacoli saranno propaganda.

(Sbagliato. Ho scritto che quella di Grillo non è più satira politica, ma propaganda partitica, poiché Grillo ha fondato un partito del cui marchio è proprietario. Venda il marchio e allora sarà più credibile quando dice che “si è fatto da parte”. Il recente caso Pizzarotti dimostra però che Grillo continua a decidere per tutti. La grande utopia dell’uno vale uno è fallita e Grillo mente quando dice che è “solo un garante” e che “si è fatto da parte”. Altra propaganda.)

GRILLO:   Io non leggo quello che dice Luttazzi, è libero di dire quello che vuole. Io so che la gente esce molto divertita. E’ ovvio che dopo quello che ho fatto ci vorrà tempo per ricominciare a fare spettacoli e portare i non grillini a vedermi, ma vorrei delle persone che mi guardano e dicono “Vediamo se riesce a farmi ridere”. E di solito escono contenti. Non c’è un comizio dentro.

(Sbagliato. Un pubblico che ride non trasforma la propaganda partitica in satira. Finché non venderai il marchio del tuo partito e non smetterai di decidere da capo partito, i tuoi monologhi saranno inevitabilmente un comizio. Che tu lo voglia o no.)

RS: Qual è la differenza tra uno spettacolo e un comizio?

GRILLO:   La differenza è negli occhi di chi ti guarda, nell’ambientazione – sei in un teatro con un biglietto pagato e non in una piazza, quindi c’è una selezione. A teatro scegli di andare, in piazza passi da lì e senti cosa succede. In piazza sei dentro la campagna politica, a teatro sei dentro uno spettacolo. Puoi essere deluso, contento, indifferente, ma l’approccio è comunque diverso. Io posso essere lo stesso, sono sempre io a parlare. Veicolo comunque delle cose importanti per me.

(Sbagliato. La differenza non è né negli occhi di chi guarda, né nell’ambientazione (!). La differenza è in chi fa lo spettacolo. Se sei il fondatore di un partito, tutto quello che dici diventa inevitabilmente pregiudiziale, cioè propaganda. Che tu lo voglia o no.)

RS:   Il Grillo comico non ha mai pregato il Grillo politico di smettere?

GRILLO:   Ma io ora sono il Grillo comico. Sono in teatro, sto organizzando una tournée all’estero, sugli italiani all’estero, a settembre ricomincerò il tour. Però la mia vita è politica, ogni decisione che prendo è politica, ma questo vale per tutte le persone.

(Sbagliato. Siamo daccapo, alla confusione fra politico e partitico. Tutte le opinioni sono politiche, ma le opinioni di un capo partito sono partitiche. Per questo, se sei capo di un partito, quello che dici su un palco assume inevitabilmente una valenza diversa: non è più satira politica, è propaganda partitica. Capisco che adesso la cosa ti scocci, ma dovevi pensarci prima. Se cedi alla lusinga del potere, Talia ti abbandona, e una battutaccia sul nuovo sindaco di Londra ti scoppia in faccia come un sigaro delle vecchie comiche. Che tu lo voglia o no.)