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Intervista su Letterman (integrale)

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Il Fatto quotidiano mi ha posto alcune domande su Letterman et cetera. Queste le domande e le risposte integrali:

Formula Late Show – Quali sono gli elementi di originalità nella formula late show di Letterman che hanno reso così popolare lo show e il suo conduttore non solo negli Usa.

L’unica originalità possibile, in ogni forma artistica, è quella apportata dalla personalità dell’artista. Uno dei segreti del talk-show all’americana è che il pubblico si sintonizza non per gli ospiti, ma per il conduttore.

Comicità – Letterman parte da stand-up comedian anche se un certo tipo di comicità destabilizzatrice (Hicks, Carlin ecc…) non gli è mai appartenuta del tutto, anzi nel momento della conduzione del late show la forma comica che ha usato pare più conformista e meno irriverente di altri suoi colleghi (Leno, per esempio). Intanto, sei d’accordo con questa analisi, poi come definiresti la comicità di L. e quanto ha contato nella costruzione del suo Late Show ?  

La comicità del Late Show di Letterman era più irriverente di quella del Tonight Show di Leno. Dati d’ascolto e analisi demografiche lo confermavano. Per quanto possibile, Letterman era caustico, cinico, surreale; Leno non lo era mai. Il Late Show di Letterman è stato un’evoluzione della tradizione migliore di quel genere di intrattenimento: il Tonight Show di Steve Allen, Ernie Kovacs, Jack Paar e Johnny Carson. Il vero erede di Letterman, oggi, è Conan O’Brien (TBS). La tradizione satirica di Carlin e Hicks, invece, è stata ereditata da Bill Maher (HBO), Jon Stewart (Comedy Central) e John Oliver (HBO). Stephen Cobert, intanto, ha annunciato che condurrà il Late Show sulla CBS abbandonando il personaggio del giornalista neo-con interpretato nel Colbert Report (Comedy Central). Sarà interessante vederlo in questo nuovo ruolo. Agli autori sta chiedendo battute sull’attualità e idee per gags con gli ospiti.

Italia- Il tuo Satyricon è l’unico possibile esempio italiano di late show: cosa ha funzionato molto bene e cosa pensi funzionò meno bene nel tuo programma

Barracuda (Italia1, 1999) fu il primo tentativo di portare un Late Show in Italia. Con Davide Parenti (le Iene) e con gli altri autori attingevamo allo show di Letterman grazie a un accordo fra la nostra producer, Fatma Ruffini, e quella del Letterman. Satyricon (RaiDue, 2001) era invece una parodia del Letterman: depositato in SIAE come sitcom, raccontava le vicende di un conduttore di talk-show figlio-di-buona-donna che aveva una relazione segreta con la sua segretaria. Ero in anticipo di otto anni sulle rivelazioni di Letterman! Il problema fu che all’epoca il grosso pubblico non conosceva il Letterman: cominciò a trasmetterlo RaiSat in seguito al successo di Barracuda. Il Foglio mi accusò di “copiare il Letterman” adducendo come indizi le rubriche Know your current events e Know your cuts of meats, il lancio delle matite e la tazza di caffè, la Top ten, le battute sulla coppia Berlusconi-Rutelli uguali a quelle su Bush-Gore, le smorfie, la postura. Erano tanto svegli da non capire che lo facevo apposta. In realtà gli scocciavano i contenuti politici di Satyricon, ma usavano un pretesto. Curiosità: si è poi scoperto che uno di quei giornalisti, Christian Rocca, all’epoca della guerra criminale, coloniale e illegale di Bush, Blair e Berlusconi in Iraq, guerra di cui fu uno dei maggiori propagandisti in Italia, frequentava gli uffici del SISMI di Pollari & Pompa in via Nazionale con Ferrara. Io invece no, tanto per dire. Nel 2001, mi imputarono addirittura la battuta di Letterman “Sono 18 anni che faccio questo show, e migliora ogni giorno“. Detta da me, alla prima puntata, era ovviamente una citazione ironica che faceva ridere per un nuovo motivo: ma gli intelligentoni (o meglio, gli stronzi volontari) del Foglio non c’erano arrivati. Scrissero pure, altro indizio di plagio, che Madonna si era già tolta gli slip da Letterman nove anni prima di Anna Falchi: ma Letterman non le aveva annusate, né avrebbe mai potuto farlo. Era il mio tocco, una variazione sul tema: il pane quotidiano dell’arte comica. Per dirla con Borges, nessuno è “originale”. L’originalità è la chimera del dilettante, un luogo comune ereditato dalla poetica Romantica che dal Modernismo non ha più corso legale, come non lo aveva avuto dall’antichità fino al 1700. Il mio errore fu darlo per scontato. E’ anche vero che non posso farmi carico dell’istruzione artistica di un’intera Nazione. Se uno non coglie, o travisa con malizia, peggio per lui, ho altro da fare. Né sto lì a querelare l’ignoranza e la stupidità: progetto troppo vasto. A questo proposito, sono grato ai fan della prima ora che, con competenza e cognizione di causa, hanno replicato a tutte le menzogne divulgate da anonimi in Rete durante l’ignobile gogna mediatica del giugno 2010, due mesi dopo il mio monologo a Rai per una notte. Il testo lo trovi qui: http://tinyurl.com/o6hflfc . Tornando al programma di RaiDue, il mio atto satirico, e qui vanno ricordati il coraggio e la libertà intellettuale di un grande direttore come Carlo Freccero, che lo rese possibile, fu la messa in onda di un talk-show siffatto: dimostrai che in Italia, a differenza di quanto accade in altre democrazie, ti impediscono di farlo. E in prima fila per denigrarmi c’erano gli ipocriti che oggi lodano l’irriverenza di Letterman, come il giornalista del Giornale Maurizio Caverzan; o che ieri erano tutti Je suis Charlie, come Pigi Battista del Corriere della Sera, il quale, durante Satyricon, mi diede del “manganellatore mediatico”. Epurato Biagi, non a caso, Battista non si fece alcuno scrupolo di occuparne il posto in tv. Gente così. Per la cronaca: l’editto bulgaro riguardava la Rai, ed è tuttora in vigore.

Bonus track: cosa c’è/c’era dentro le tazzone di Letterman (e nelle tue di Satyricon)?

Dentro le tazzone sulla scrivania, c’è sempre acqua minerale non gassata. In tutti i talk-show del mondo. Il plagio è evidente.

Letterman ha abdicato

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Quando un format tv si impone, diventa un genere. Oggi, il talk-show all’americana è quel genere televisivo in cui un conduttore, di solito un comico, dopo un monologo di battute sui fatti del giorno, intervista due o tre celebrità, fra sketch e rubriche divertenti, per poi chiudere il programma con l’esibizione di un ospite musicale.

Ideato da Steve Allen nel 1954, il talk-show notturno si è evoluto negli anni, grazie alle idiosincrasie e alle abilità dei conduttori che, più o meno innovativi rispetto alla sensibilità umoristica del proprio tempo, ne hanno fatto la storia. La loro lista è lunga, ma oggi abbiamo la fortuna di poterci agevolmente documentare su internet per fare paragoni. Vediamo così che non tutto è ugualmente significativo: per questo le differenze diventano rilevanti.

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Elvis Presley e Steve Allen

   Lo stile di David Letterman è stato il più influente: tutti i campioni di oggi, da Conan O’Brien a Stephen Colbert, gli devono qualcosa, soprattutto in quella particolare varietà della voce ironica che consiste nella continua oscillazione fra assurdità e cinismo. L’archeologia culturale disotterra, fra i tanti rimossi, le parodie surreali della rivista Mad, che ispirarono i primi conduttori del Tonight Show (Steve Allen, Ernie Kovacs e Jack Paar); la sick-comedy di Lenny Bruce, che insieme con la satira di Mort Sahl creò la stand-up comedy moderna; lo humor nero della rivista National Lampoon, che informò gli esordi del Saturday Night Live; e la storia americana, nel cui discorso tutte queste produzioni comiche sono integrate: boom economico degli anni ’50, guerra del Vietnam, crisi dei missili sovietici a Cuba, assassinio dei Kennedy e di Martin Luther King, conquista della luna, Watergate, crisi economica con Carter.
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Ernie Kovacs

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Jack Paar

   Letterman si impone all’immaginario collettivo durante il neo-boom della voodoo economy reaganiana, di cui interpreta alla perfezione, in una peculiare eterogenesi dei fini, la strafottenza sociale: alieno, per carattere e formazione, alla satira politica, e più incline allo sfottò cazzaro, Letterman sta solo parodiando lo show monumentale di Johnny Carson, all’interno di alcuni limiti stabiliti da Carson stesso, che gli produce il programma (divieto di invitare ospiti famosi, divieto di fare battute sui fatti della giornata, divieto di imitare certe rubriche del suo show, divieto di usare una “spalla” come il suo Ed McMahon).

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Ed McMahon e Johnny Carson

   Grazie a uno staff di giovani autori, ricchi di idee fresche e guidati da Merrill Markoe (all’epoca sua fidanzata), da Steve O’Donnell e da Rob Burnett, nascono, quasi giocoforza, i segmenti di maggior successo del Late Night (Top Ten List, Stupid Pet Tricks, Stupid Human Tricks), gli skits che lo rendono celebre (l’immersione con un vestito di Alka-Seltzer, l’adesione al muro di Velcro, la telecamera sulla schiena di uno scimpanzè, gli oggetti fracassati con uno schiacciasassi o gettati dal tetto di un edificio di cinque piani) e la scelta di intervistare personaggi bizzarri, maestranze e stagisti dello show, negozianti del vicinato, parenti stretti, semplici passanti. In dieci stagioni (1982-1993), Letterman svecchia definitivamente il genere, diventando il punto di riferimento per tutti i broadcasters suoi coetanei, e per quelli delle due generazioni seguenti.

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David Letterman e Merrill Markoe

   Il passaggio alla CBS porta alla sua consacrazione come “classico”: è il presidente emerito dell’umorismo tv USA, prende il posto di Johnny Carson nell’inconscio collettivo americano. Contribuendo all’identità del brand CBS in modo significativo, viene iperpagato: 31 milioni di dollari all’anno per un’audience di 3 milioni e 200 mila spettatori. Il rivale NBC Jay Leno, la cui audience è di 3 milioni e 700 mila, guadagna 20 milioni annui.

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Barack Obama e Jay Leno

   Con la maturità, umana e artistica, accelerata da alcune vicende personali (quintuplo by-pass coronarico; confessione pubblica, in seguito a ricatto, di aver fatto sesso con alcune assistenti dello show; nascita del primogenito), la sfacciataggine menefreghista e caustica del primo Letterman a poco a poco scompare, per lasciare il posto alla professionalità affidabile del secondo Letterman, il portavoce dei valori liberal di una nazione. In questo ruolo, sosterrà in modo ineccepibile e sentito il primo, difficilissimo monologo in un varietà tv statunitense post-11 settembre.
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Tom Hanks e Conan O’Brien

   L‘avvento di internet, affermando le dinamiche dei social network, e l’ideologia conformista dei “mi piace”, contribuisce, oltre che all’indifferenziazione del politico, al mutamento dei gusti comici dello spettatore, e l’intrattenimento televisivo cerca di recuperare le posizioni perdute. Il mestiere del conduttore di talk-show notturno sta quindi cambiando sotto i nostri occhi. Nella sua irrilevanza sostanziale, Jimmy Fallon (3 milioni e 800 mila spettatori, salario annuo 12 milioni di dollari) è un estremista del disimpegno, parte di quella task-force televisiva che ha il compito disperato di intercettare le nuove generazioni (18-35 anni) catturate dalle apps di Zuckerberg e soci. Il nuovo gioco è “permettere una più utile e divertente esperienza personale” (così Zuckerberg, dopo la strategica acquisizione di Oculus). Come può la vecchia tv competere contro piattaforme che assicurano, per dirla con Brendan Iribe, co-fondatore di Oculus, di farti “provare l’impossibile”? L’immersione non la batti con l’arte ineffabile dell’intrattenimento: declassa perfino i clickbaits a surrogati preistorici. Ricorderemo YouPorn come adesso ricordiamo Le Ore. E pazienza se l’effetto politico di tutte queste novità nirvaniche è la distrazione dalle contraddizioni sociali imposte alla collettività dalle moderne oligarchie tecnocratiche: le vittime di oggi accettano di buon grado lo scambio. Molti di loro, del resto, già lavorano gratis cinque ore al giorno per Facebook, senza accorgersene.
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Jimmy Fallon

    Non che Letterman sia mai stato un rivoluzionario; ma l’ironia, pur caratteriale, implicava comunque un atteggiamento critico, suggeriva interrogativi sull’esistente, segnalava una presa di distanza; dichiarare al New York Times di non aver niente da scrivere su Twitter (risposta che, insieme con una bella battuta, Repubblica ha tagliato) ne è un piccolo, recente esempio. Non è più aria. Lo spazio tv disponibile a tarda notte è ormai designato a un content virale composto da listicles e da stupid human tricks privati di cinismo, attrito, punto di vista. “Devi sapere quando diavolo è ora di uscire di scena”, disse Carson, commentando il proprio ritiro. Non potè fare a meno di aggiungere, nel monologo dell’anti-vigilia: “Mi sento come l’ultima aragosta nella vasca, e il cameriere si sta arrotolando la manica”. 20 maggio 2015: Letterman, a 68 anni, ha abdicato.
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Su Lenny Bruce

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Nel 1995, per una collana umoristica Bompiani da me curata, scrissi questa presentazione all’autobiografia di Lenny Bruce “Come parlare sporco e influenzare la gente”.

La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere

Hanson’s

   Un piccolo club fra la Settima Avenue e Broadway. Alla fine degli anni ’40 era il ritrovo abituale di comici che sarebbero diventati famosi. Fra questi, Buddy Hackett, Jerry Lewis, Lenny Bruce e Joe Ancis.

Arthur Godfrey’s Talent Scouts

   Varietà della CBS. Nell’ottobre del 1948 vi debutta Lenny Bruce, con uno sketch intitolato The Bavarian Mimic: Lenny imita James Cagney, Humphrey Bogart ed Edward G. Robinson che parlano in yiddish. Il brano si ispira a una famosa routine di Red Buttons, The Jewish Mimic.

Joe Ancis

   I comici di Hanson’s lo consideravano “l’uomo più divertente di New York”. Molto colto, appassionato di jazz, Joe Ancis era uno spritzer: terrorizzato dal palcoscenico, davanti ad altri comici perdeva ogni inibizione, ed era in grado di improvvisare battute per ore con uno stile personalissimo, uno stile nuovo che assemblava a raffica immagini, dialoghi, situazioni, dialetti, oscenità, cultura alta e cultura bassa in un collage dal parossismo esilarante. Nel 1959 Lenny tornò a esibirsi a New York dopo un’assenza di sei anni. Lo spettacolo sconcerta gli amici, che riconoscono all’istante lo stile, il linguaggio, e i monologhi di Joe Ancis.

Dilaudid

   A Lenny piaceva drogarsi. Provò di tutto, dall’eroina all’LSD. La sua endovenosa preferita era uno speedball: 12 pillole di Dilaudid (un oppiaceo) sciolte in 1 cc di Methedrina (metanfetamina cloridrato). Prima di ogni spettacolo, la dose di Methedrina veniva raddoppiata.

Sadie Kitchenberg

Vero nome di Sally Marr, ovvero Boots Malloy, ovvero Sally Marsalle: fantasista, comica, ballerina, primo manager di Lenny Bruce, nonché sua madre. Quando Lenny ha 11 anni, Sally lo porta a vedere un burlesque show.

   “Come ti sembrano quelle donne nude, Lenny?” gli chiede.

“Meravigliose.”

“Sono contenta che tu lo dica. C’è gente che considera questo tipo di spettacolo qualcosa di sporco. Ma non lo è. Guarda quanti uomini ci sono. Vieni per vedere qualcosa di sporco, e invece cosa vedi? Tuo padre.”

(Sally Marr nel programma tv Playboy After Dark, 1969)

Harriet “Honey” Harlow

   Spogliarellista. Lenny Bruce la sposa nel 1951. Per qualche tempo lavorano insieme: Lenny si produce in imitazioni di Peter Lorre e Maurice Chevalier, lei gli fa da spalla nelle scenette. Poi le offrono un ingaggio di un anno al Colony Club di Las Vegas, e così torna allo strip-tease. Lenny trova lavoro al club di fronte, lo Strip City, come annunciatore, ed è in questo periodo che comincia a improvvisare battute satiriche prendendo spunto dalle notizie dei quotidiani. Nel ’55 i coniugi Bruce hanno una figlia, Kitty. Divorziano nel 1960.

Mickey Schneider

   Padre di Lenny. Fisioterapista, venditore di scarpe ortopediche. Divorzia da Sally nel 1933.

1942

   Lenny si arruola in marina. Ha 17 anni. Presta servizio sull’incrociatore Brooklyn. Combatte in Algeria, Sicilia, Anzio, e nel sud della Francia. Nel ’45 Lenny ottiene il congedo fingendosi omosessuale.

Geller Dramatic Workshop

   Scuola di recitazione molto nota a Hollywood. Subito dopo il congedo, Lenny va a frequentarne il corso di tecnica drammatica e dizione. Durante il saggio finale, nella scena del braccio della morte Lenny fa ridere il pubblico avvicinandosi alla sedia elettrica con la camminata di Charlot.

“Fast” Harry

   Chimico. All’inizio degli anni ’50 rifornisce di droga Lenny e i suoi amici jazzisti Joe Maini e Gary Fromer, chiedendo in cambio impressioni dettagliate sugli effetti fisici e psicologici delle varie sostanze.

Dolophine

Morfina sintetica inventata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, e sperimentata, oltre che da Lenny, da Adolph Hitler.

Joe Maini

   Uno fra i più versatili e noti sassofonisti degli anni ’50. Lenny impiega Joe come spalla durante i suoi monologhi al Duffy’s di Los Angeles, nel ’56. Si divertivano a parodiare canzoni famose: da Cole Porter ricavano “It’s delightful, it’s delicious, it’s Dilaudid!”; da Nat King Cole, “Mona Lisa, Mona Lisa, pass the reefer / Caught a wiff of what you’re smoking, let’s get high”. Al divorzio di Lenny, Maini testimoniò in tribunale che Honey Bruce era un’alcolizzata, e pertanto non adatta al ruolo materno. Kitty venne affidata al padre. Un tragico giorno Joe Maini trova una pistola in casa di un amico. Per scherzare se la punta alla tempia, e tira il grilletto dicendo: “Roulette russa?” La pistola era carica.

Crescendo

   Night club di Los Angeles dove si esibivano big dello spettacolo quali June Christie, the Four Freshmen, e i Mills Brothers. Nel ’57, Maynard Sloate e Gene Norman, i due proprietari, assumono Lenny per intrattenere il pubblico prima dei concerti. Lenny inventa numeri crudeli che gli procurano una qualche notorietà. Per esempio si avvicinava a una coppia fra il pubblico, e telefonava alla loro giovane baby-sitter: “Pronto, casa Parker? E’ Betty Bird? Oh, Miss Bird, ho cattive notizie. I signori Parker hanno avuto un incidente sulla statale per San Bernardino. Purtroppo sono morti entrambi. C’è qualcosa che posso fare per lei?” Mentre lo shock lasciava in apnea la ragazza e il pubblico, Lenny scoppiava a ridere, e informava la poveretta che si trattava di uno scherzo. I Parker erano seduti lì vicino a lui al Crescendo. Voleva parlare con loro?

Arrestato per uso di narcotici, Lenny accetta di collaborare con la polizia, e fa arrestare alcuni fra i maggiori spaccatori di Hollywood. Viene rilasciato.

Lenny tornerà al Crescendo nel 1960. E’ il suo periodo di maggior creatività. Nascono i monologhi Tits ‘n’ Ass, Christ and Moses, e To is a Preposition, Come is a Verb.

Marvin Zeidler

   Proprietario di un famoso negozio di abbigliamento a Las Vegas. Commissiona a Lenny alcuni spot radiofonici. Nel primo, fulminante, si ode una donna in orgasmo:

“Oh!… Oh!… Oh!… Oh!”

LENNY: “Oh? Oh, oh cosa? Oooooh, Zeidler & Zeidler, 800 North Vermont!”

Ann’s 440

   Il locale di San Francisco dove Lenny viene definitivamente scoperto nel 1958. In quegli anni, San Francisco era la capitale del Rinascimento culturale americano: la città dei beatniks, della poesia, del jazz, e della nuova comicità anti-establishment di Mort Sahl. Con le sue esibizioni all’hungry i (l’intellettuale affamato), Sahl aveva rivoluzionato l’immagine dell’entertainer: saliva sul palco vestito in jeans e camicia, e parlava in modo esplicito di temi allora insoliti per un comico, ricavati dall’attualità politica e di costume: “Qualcuno dovrebbe inventare un nuovo giubbotto: il giubbotto McCarthy, un giubbotto normale, con in più una cerniera-lampo sulla bocca.”

A San Francisco, Lenny perfeziona la propria tecnica satirica, che consiste nel rappresentare i potenti (siano essi uomini politici, leader religiosi, o Dio stesso) come cinici affaristi, o degenerati senza scrupoli. E’ di questo periodo uno dei suoi monologhi più riusciti, Religions, Inc.

Cloister

   Il trionfo a San Francisco procura a Lenny un ingaggio al Cloister, il nuovo night club di Chicago fra i cui proprietari figura Hugh Hefner, l’editore di Playboy.

Sick

   Con questo aggettivo (“malato”) i settimanali Time e Life etichettano il nuovo tipo di comicità che va affermandosi in America alla fine degli anni ’50. E’ una comicità cinica, e di denuncia. Il termine finirà per comprendere un po’ di tutto: l’umorismo di Mad e quello di Jules Feiffer, le vignette di Charles Addams e i monologhi di Nichols e May, la ciomicità tradizionale di Shelley Berman e quella hipster di Dick Gregory. Anche Lenny Bruce viene definito “sick comic”. La sua risposta all’articolo di Time: “Mi piacerebbe che Time s’occupasse di un altro tipo di malattia, quella per cui un insegnante in Oklahoma guadagna al massimo 4000 dollari l’anno, mentre Sammy Davis jr. ne prende 10.000 per una settimana a Las Vegas.”

Sulla copertina del suo nuovo LP, intitolato The sick humor of Lenny Bruce, si vede Lenny che sta facendo un picnic in un cimitero.

Steve Allen Show

   Negli anni ’50, il varietà tv più famoso d’America. Steve Allen è l’inventore del talk show televisivo, un formato che resiste inalterato da ormai mezzo secolo. Umorista raffinato, pianista jazz, Steve Allen è stato anche un generoso scopritore di talenti. Quando i probiviri della NBC si oppongono alla sua idea di portare Lenny Bruce in tv, Allen minaccia di abbandonare lo show. Furba la sua presentazione:

“Riceviamo molte lettere dai nostri telespettatori sulle loro prteferenze in merito ai nostri sketches. Ma che lo si voglia o no, non c’è battuta o sketch, specie di tipo satirico, che non offendano qualcuno. Ecco come abbiamo deciso di risolvere il problema: una volta al mese inviteremo un comico che offenderà tutti quanti. (Risate.) E così, signore e signori, ecco a voi il comico controverso, il comico più controverso dei nostri tempi, un giovane diretto a razzo verso la fama: Lenny Bruce!”

Benché vincolato dall’obbligo di eseguire solo il materiale approvato, Lenny improvvisa la sua prima battuta. Il fatto del giorno è il matrimonio fra Elizabeth Taylor e Mike Todd, un produttore cinematografico di origine ebraica. Lenny si guarda attorno con un sorriso birichino, quindi, rivolto ad Allen, dice: “Elizabeth Taylor farà il bar-mitzvah?”

Il pubblico ride, ride Allen, e ride anche Lenny, puntando il dito verso Allen come a dire “te l’ho fatta!”. Poi però torna subito sul monologo concordato:

“No, ho promesso di comportarmi bene. Ho questa reputazione di essere controverso e irriverente. E poi c’è questa trappola semantica del cattivo gusto. Sono sempre accusato di cattivo gusto dal tipo di persone che mangiano in ristoranti con posti riservati, quel genere di cose. Penso che a loro possa interessare come sono diventato offensivo. E’ cominciato a scuola. Bevevo. Ero un bambino molto depresso. Fumavo. (Si scopre l’avambraccio, mostra un tatuaggio.) Vedete questo? Fumavo Marlboro a sei anni, ed è cresciuto fin qui.* Offendere. Questa è una cosa curiosa. Ci sono parole che offendono me. ‘Governatore Forbes.’ ‘Segregazione’ mi offende. ‘Televisione serale.’ (Si volta verso Allen.) Certa televisione serale. (Risate.) Gli spettacoli che sfruttano il sesso, la droga, e la prostituzione con la scusa di aiutare a risolvere questi problemi sociali.”

Segue lo sketch del bambino che scopre quanto sia euforizzante sniffare colla per aeroplani:

“Buongiorno, signor Schneider. Bel negozio che avete. Mi dia due matite, un quaderno, e due tonnellate di colla per aeroplani.”

Quindi il pezzo sull’immigrato spagnolo:

“Solo qui in America ho veri amici. Sono spagnolo, va bene? Ma ho amici di colore, ebrei, giapponesi, francesi. Amici di questo Paese: dobbiamo stare tutti uniti! E menare i greci!”

In chiusura, Lenny canta All Alone, accompagnato al piano da Allen:

LENNY: L’ho finita. L’ho del tutto finita con lei.

ALLEN: Come hai fatto?

LENNY: Mi ha lasciato.

Dopo la pubblicità, lo show prosegue con la comicità classica dei Three Stooges.

*  L’uomo della pubblicità Marlboro aveva un tatuaggio sul dorso della mano. (Lenny, in vista di questa partecipazione tv, fece un accordo di plug in con un agente pubblicitario, e ricevette un compenso di 100 dollari per la citazione della marca di sigarette in questione.)  

Playboy’s Penthouse

   Titolo dello show televisivo prodotto e presentato da Hugh Hefner nel 1959. Gli ospiti della prima puntata furono Lenny Bruce, Nat King Cole, Rona Jaffe, Hy Averback, e A.C. Spectorsky.

HEFNER: Come ti sembra questo show?

LENNY: Interessante. E’ un parrty finto, per la tv. Ma ha il sapore di un vero party. Con le dovute limitazioni. Questo mi piace. Qui si bevono alcolici. Non ho mai visto farlo in altri show. Questa onestà mi piace. Le ragazze sono simpatiche. Quando ho saputo che Playboy sarebbe approdato in tv con uno show ho pensato… (risate)…no, non direi mai una cosa così ovvia. Ho pensato all’eventuale sponsor. L’identificazione con lo sponsor. La rivista è piena di pubblicità di auto sportive, eccetera. Significa che pensate che il lettore di Playboy possa permettersi queste cose. Avete coraggio: non vi interessa chi non ha soldi.

HEFNER: Ti consideri un “sick comic”?

LENNY: No. Facciamo un po’ di semantica. Non esiste qualcosa come la “sick comedy”. Prima c’era la “slapstick comedy”, e anche quella era “sick comedy”, non c’è nulla di nuovo. Poi Time ha fatto un pezzo raggruppando quattro o cinque nuovi comici definendoli “sick comics”. Mort Sahl: brillante, satira politica, niente battute “sick”. Shelley Berman: molto scadente, dimenticatelo. Jonathan Winters: formidabile. Sì, un po’ “sick” lo è. Lou Costello. Una sua battuta: “Mia moglie è morta ieri notte.” Questa è un’area dell’umorismo in cui non entrerei mai. La comicità è tragedia più tempo. E qui il tempo trascorso è troppo poco. Questo è un po’ “sick”. “E sul letto di morte mi ha detto:-Se vai con un’altra, esco dalla tomba scavando e ti rovino.-” Che è una situazione molto macabra. La battuta finale: “L’ho sepolta a faccia in giù. Che scavi pure.” Questo è “sick”.

HEFNER: Parte del tuo umorismo si occupa di temi politici come quello di Mort Sahl, ma parte riguarda argomenti derivati dalla società malata…

LENNY: Sì. Io non penso mai alla società come a qualcosa di esterno da me, loro di là, e io di qua. Io sono la società. Mi interessano certi aspetti relativi all’ipocrisia dei comportamenti.

Carnegie Hall

   Nonostante New York sia paralizzata da una bufera di neve, Lenny fa il tutto esaurito col suo recital alla Carnegie Hall. E’ il 1960. I critici paragonano il suo stile brillante e la sua forma libera ai virtuosismi jazz di Charlie Parker.

“Mi piacerebbe uccidermi in tv. Sarebbe una vera novità. Naturalmente il produttore sarebbe nervoso. -Non è che dirai qualcosa di sporco, eh?- -No, è un numero pulito. Prendo quattro pillole e muoio.-”

Jazz Workshop

Locale di San Francisco. Lenny viene arrestato per oscenità dopo il primo spettacolo, nel 1961. Esce su cauzione. Torna sul palco e parla del suo arresto. Il pubblico non si diverte, e Lenny si scusa:

“Non sono stato molto buffo, stasera. A volte non lo sono. Non sono un comico. Sono Lenny Bruce.”

Cinque giorni prima, Lenny era stato arrestato a Filadelfia per uso di stupefacenti. Il giudice che si occupa del caso è corrotto, e cerca di estorcergli diecimila dollari in cambio dell’assoluzione. Scoperto, il giudice verrà sospeso dall’esercizio della professione, e si uccide.

The Establishment

Club privato di Londra. Vi si esibivano con regolarità quelli del gruppo satirico Beyond the Fringe: Peter Cook, Alan Bennet, Jonathan Miller, e Dudley Moore. Nell’aprile del 1962, grazie all’entusiasmo del critico Kenneth Tynan, Lenny viene scritturato per cinque settimane. La sera della prima è il finimondo: il pubblico grida allo scandalo, molti se ne vanno, altri lanciano sul palco monetine e bicchieri. La seconda sera la scena si ripete: escono fra gli altri Evgenij Evtushenko, e John Osborne.

Trobadour

Night club di Hollywood dove Lenny viene arrestato per tre volte con l’accusa di oscenità.

Gate of Horn

   Night club di Chicago. Lenny sale sul palco, e il pubblico stenta a riconoscerlo: è ingrassato, cupo, arrabbiato, amaro. Le continue spese processuali lo stanno riducendo sul lastrico. Attacca la falsità di politici, poliziotti, e giornalisti. Tuona contro il moralismo dell’uomo della strada:  “Quando tradisco mia moglie, glielo dico sempre. Perché sono onesto e ho un’ottima educazione, e non so mentire. Ogni volta che la tradisco, devo dirglielo: perché mi piace ferirla. Mi piace farla star male!”

E’ un Lenny Bruce spietato, mai visto prima:  “La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere.”

Una sera i poliziotti lo arrestano durante una performance a causa di alcune battute sulla chiesa cattolica.

Playboy

   1963: nel numero di ottobre la rivista di Hugh Hefner pubblica la prima parte di Come parlare sporco e influenzare la gente.

Cafe Au Go Go

   Locale di New York dove Lenny viene arrestato all’inizio del ’64 per oscenità.

Agosto 1966

Lenny Bruce viene trovato cadavere nel bagno di casa. Motivo del decesso: overdose da eroina. L’amico John Judnich pulisce la stanza, ma la polizia, prima di ammettere i fotografi, ricrea la scena: serra un laccio al polso di Lenny, e gli pone accanto una scatola di siringhe trovata nel cestino.

 

 

 

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